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Locanda Sudtirolese

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La cultura dell'ospitalità
in Alto Adige, dalla A alla Z

Curiosità, notizie storiche ed informazioni da non perdere sulle locande sudtirolesi e sulla cultura dell’ospitalità dell’Alto Adige

A come antichissimo
Quello che per molti potrebbe essere un attributo negativo, per noi è un irrinunciabile richiamo alla storia. Avere radici profonde, saper conservare quel che di buono ci ha trasmesso il passato, significa dare alle tradizioni un'anima viva, che permetta loro di essere attuali anche nel futuro.

B come balcone (in fiore)
Questo elemento architettonico non è certo una prerogativa unicamente altoatesina; tuttavia i balconi in legno, adorni di gerani e petunie dai colori sgargianti, sono una sorta di benvenuto inconfondibile delle nostre locande. Un simbolo che riunisce in sé l'amore per il bello, la cura dei dettagli ed il rispetto per la natura che caratterizza il senso d'ospitalità di questa provincia.

C come carattere
Un'architettura che si mantiene fedele alla tradizione, una cucina genuina, fatta di ingredienti freschi ed un calore autentico e non artefatto: questo è quel che contraddistingue il vero carattere delle locande sudtirolesi, rendendole uniche.

D come "di stagione"
Nelle locande sudtirolesi quello che arriva in tavola è il frutto di ciò che la terra e le stagioni offrono. Qui, dove la natura ha ancora molta voce in capitolo sui ritmi dell'uomo, l'alternarsi delle stagioni determina non solo il paesaggio ed il lavoro, ma anche il menu. Il gusto ineguagliabile e la freschezza dei nostri cibi sono garantiti da madre natura.

E come “Erker”
Questo termine di origine tedesco indica una particolare struttura architettonica, molto diffusa in Alto Adige, assai comune nei masi. Si tratta di uno spazio utilizzato per proiettare all'esterno alcune finestre. L'”Erker” forma un'area, quadrata o poligonale, che aumenta la luminosità della stanza, accresce la visuale all'esterno e dà l'illusione di spazi più ampi.

F come familiare
Le locande sudtirolesi sono in buona parte esercizi a conduzione familiare. Forse per questo la loro atmosfera è accogliente e confortevole al punto che ci si sente da subito a proprio agio; e non di rado l'oste può diventare un confidente, pronto ad ascoltare con pazienza e a dispensare buoni consigli.

G come “Glaggele”
Questo termine dialettale e intraducibile, può essere usato in ogni occasione e momento della giornata, per definire un'unità di misura, fortunatamente non troppo precisa: si può dire che si è bevuto un "Glaggele" anche quando il bicchierino delle "intenzioni" è diventato due o tre bicchieri.

H come “Herrgottswinkel”
In italiano potremmo tradurlo con l'espressione "angolo sacro". Si tratta infatti di un angolo della stube a cui sta appeso il crocifisso. Insieme al tavolo da pranzo, lo "Herrgottswinkel" costituiva il fulcro della vita religiosa e familiare: qui infatti, ci si riuniva per mangiare e per pregare. Ed anche oggi, l'angolo della panca posto sotto il crocifisso è il posticino ideale dove fermarsi.

I come identità regionale
Le locande sudtirolesi sono sinonimo di un'identità regionale che non teme il confronto internazionale: un profondo senso dell'ospitalità, un'atmosfera che conserva intatto il fascino del passato ed una cucina tipica, ricca di prelibatezze, hanno reso le locande altoatesine note ed amate, ben oltre i confini della nostra provincia.

J come “Johannisbeere” (ribes)
Conosciuti anche come “Ribisel(n)”, i ribes prendono il loro nome tedesco dal giorno di San Giovanni (Johannes, 24 giugno) poiché maturano alla fine di giugno. Il ribes rosso è particolarmente amato dalla cucina sudtirolese, che lo utilizza, sin dall'antichità, per composte e sciroppi dall'inconfondibile sapore asprigno.

K come “Kranewitter”
Particolare tipo di acquavite di ginepro, tipicamente altoatesina. Secondo alcuni non si tratta di una semplice grappa, ma di una sorta di pozione prodigiosamente potente, i cui benefici effetti digestivi vanno evocati, sorbendone parecchi "Stamperle" ("bicchierino da grappa" in dialetto sudtirolese).

L come Locanda
È un termine che esprime un’atmosfera d’altri tempi, che evoca un’idea d’ospitalità fondata sui rapporti umani, sul piacere di trascorrere i giorni senza fretta, godendo appieno del contatto con persone autentiche. In una locanda sudtirolese si riscopre il senso più profondo del viaggio, che è un meraviglioso percorso fatto di incontri con l’altro e conoscenza di sé.

M come merenda
La tipica merenda sudtirolese è composta da speck, salumi e formaggi, pane e stuzzichini vari, come cetrioli sottaceto e giardiniera. L'ideale, insomma, per soddisfare un languorino o saziare i più affamati.

N come nove
Mentre da altre parti a quest'ora si comincia a fare colazione, per alcuni sudtirolesi è invece già arrivato il momento del secondo pasto della giornata. Alle nove di mattina vengono messi in tavola – per questo spuntino che il dialetto chiama “Neuner” o “Neiner” – formaggio, salsicce, speck, “Schüttelbrot” e molto altro ancora.

O come ottimo
Il marchio "locanda sudtirolese" rappresenta, per i ristoratori che lo possiedono, un segno distintivo, di pregio e riconoscimento al tempo stesso, una sorta di sigillo che ne certifica l'ottima qualità.

P come "punto d'incontro"
In Alto Adige la locanda è, per tradizione, non solo architettonicamente, ma anche socialmente, il centro del paese. Un vero punto d'incontro per la comunità, che si ritrova regolarmente al proprio tavolo - il cosiddetto “Stammtisch” - per raccontarsi le ultime novità davanti ad una tazza di caffè o a un bicchiere di vino oppure per fare una mano di “Watten”.

Q come qualità
Un vecchio proverbio sulla cucina dice che una pietanza è buona, tanto quanto lo sono i suoi ingredienti. Per questo, nelle locande sudtirolesi, vengono adoperati ingredienti di ottima qualità. Una natura incontaminata, una tradizione agricola di lunga data e tanta dedizione sono le fondamenta su cui si reggono l'eccellenza ed il gusto genuino dei prodotti altoatesini.

R come “Ratschn”
Parlare significa incontrarsi. In Alto Adige questo non è soltanto un vecchio adagio, ma una realtà vissuta quotidianamente. Seduti comodamente attorno a un tavolo ci si raccontano le novità e ci si scopre filosofi parlando di Dio e del mondo: il dialetto sudtirolese chiama quest'amata occupazione "Ratschn".

S come stufa
Si trova ancora oggi nella stube di molte locande: una stufa calda che, soprattutto nei freddi mesi invernali, rappresenta il posto più confortevole di tutta la stanza.

T come “Törggelen “
L'espressione dialettale che indica questa tradizione sudtirolese, ben nota anche al di là dei confini della regione, deriva dal vocabolo "Torggl" (torchio). Oggi indica piuttosto un incontro conviviale, l'allegria dell'incontrarsi tra amici per gustare le castagne, il vino nuovo e le più saporite specialità sudtirolesi.

U come unione
Vera terra plurilingue e multiculturale, l'Alto Adige offre anche nella sua tradizione gastronomica un esempio, particolarmente piacevole, di unione di differenti tradizioni. Già ai suoi primordi, la cucina altoatesina coniuga ai sapori alpini e continentali quelli più mediterranei, offerti dalle spezie portate in Alto Adige dai mercanti veneziani. E ancora oggi, accanto ai piatti della tradizione contadina, rivisitata in chiave moderna, troviamo specialità più meridionali, frutto dell'arte culinaria italiana.

V come varietà
I ristoratori che hanno aderito e collaborano al progetto "locanda sudtirolese" testimoniano la grande varietà della cultura gastronomica altoatesina e rispecchiano, nella pluralità della loro offerta, le innumerevoli sfaccettature di una terra e di un popolo che hanno molto da offrire.

W come “Watten”
Gioco di carte (sud)-tirolese, molto in voga e assai praticato nelle locande della zona e non solo. Gli altoatesini si possono dividere fondamentalmente in due gruppi: coloro che sanno giocare e quelli che non sanno giocare a “Watten”. Possiamo dire che, per cavarsela, bisogna essere... "cresciuti a pane e “Watten”" e avercelo nel sangue; cercare di intuirne le complesse regole, semplicemente assistendo a un partita, è praticamente impossibile.

Z come “Zirm”
Termine dialettale che indica il pino cembro o cirmolo. Questa pianta viene adoperata in vari modi. Il legno profumato del pino cembro, infatti, viene usato per il tavolato che riveste la stube. Dalle sue pigne, invece, lasciate a macerare nella grappa per più settimane e lavorate secondo un'antica ricetta, si ricava una specialità molto popolare e ad alta gradazione alcolica: la grappa di cirmolo anche detta "Zirmschnaps".

L`OPUSCOLO

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